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XIV SETTIMANA BIBLICA

20 maggio 2010

Durante il Festival nazionale della Comunicazione,svoltosi a Caserta dal 9 al 16 maggio 2010, è stata presentata direttamente da S.E. Mons. Pietro Farina, Vescovo di Caserta, la XIV Settimana Biblica nazionale del sud Italia.

La lettura della Bibbia attraverso lo studio, la meditazione, la lectio divina e gli esercizi spirituali porta a scoprire itinerari sempre nuovi, suscitando emozioni e riflessioni che investono la sfera personale nell’intimo rapporto con la Parola di Dio.

La XIV Settimana Biblica, organizzata dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Pietro” di Caserta e dall’Ufficio Diocesano per i Ministeri istituiti e Diaconato permanente, con il supporto organizzativo della Segreteria del Centro Apostolato Biblico – CAB – che si terrà a Caserta presso il Crown Plaza Hotel dal 28 giugno al 2 luglio 2010 vuole travalicare i confini interparrocchiali  ed essere un evento per raccogliere tutto il Popolo di Dio che è in Caserta ed oltre.

Il tema di quest’anno “Il Vangelo secondo Matteo” sarà esposto dal Sac. Prof. Santi Grasso, Professore di Esegesi del Nuovo Testamento presso lo Studio Teologico Aquileiese di Gorizia, Trieste e Udine e dal Sac. Prof. Don Giuseppe De Virgilio, Professore di Scienze Bibliche presso l’Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti e la Pontificia Università Santa Croce di Roma.

Il Vescovo di Caserta S.E. Mons. Pietro Farina sarà presente per tutta la durata dell’evento.

Partecipare alla Settimana Biblica è un impegno che ogni cristiano adulto nella fede deve assumere per saper portare a tutti l’Annuncio che Cristo è la nostra Pasqua.

Tutti coloro che sono interessati a ricevere ulteriori informazioni o ad iscriversi alla XIV Settimana Biblica possono contattare la

Segreteria organizzativa
Centro Apostolato Biblico – CAB
Piazza Duomo,11 – 81100 Caserta
Tel/Fax 0823 214597 – 347 444 99 76
E-mail:
segreteriacab@libero.it

La Bibbia lettera d’Amore di Dio per gli uomini.
Apri il tuo cuore alla Parola.

Per scaricare la modulistica cliccare qui

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L’ALBERO DEI FRUTTI: LAVORO DEI BAMBINI DEL CORSO DI PREPARAZIONE AL SACRAMENTO DELL’EUCARISTIA

30 marzo 2010

  

  

 

Settimana dopo settimana i bambini hanno scritto su uno spicchio del frutto le loro preghiere, secondo il tema suggerito dal Vangelo.

Per scaricare il materiale occorrente a realizzare il frutto clicca qui sotto:

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PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA-ANNO C

21 febbraio 2010

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato

Risonanze
– Gesù si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo.
– Non di solo pane vivrà l’uomo.
– Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto.
– È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”.
– Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui.

Preghiera
Questo è il tempo del deserto, o Signore.
Anche noi con te,
siamo attratti verso le dune del silenzio
per riscoprire l’orizzonte del nostro mondo interiore
e spezzare il pane della Parola
che sazia la nostra fame
e dona vigore nei giorni di lotta.

    Questo è il tempo del digiuno, o Signore,
    dalle parole vane e dalle immagini effimere,
    dal cibo oltre misura,
    per ritrovare la dignità del cuore sobrio
    che fiorisce in amore solidale.

Donaci, o Signore,
di non sciupare i giorni di luce
che tu dipani per noi:
liberarci dalle febbre dell’evasione
per tuffarci nella corrente della tua grazia
che rigenera e ci fa essere creature pasquali.

(E. Masseroni, Ti benedico, Signore, Milano 2010)

Gloria al Padre

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EPIFANIA DEL SIGNORE – ANNO C

6 gennaio 2010

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 2,1-12.
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella
e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Celebriamo oggi l’Epifania del Signore, ossia la sua manifestazione, la rivelazione alle genti di tutto il mondo del bambino nato a Betlemme. Gesù è stato partorito da Maria, la povera figlia di Israele, e i pastori, accorsi alla parola rivolta loro dall’angelo, hanno visto «un bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia» (cf. Lc 2,7.12.16). Nato a Betlemme, la città di David (cf. 1Sam 16), Gesù è un discendente di David a cui spetta il titolo di Messia, di Re dei Giudei; ma proprio il vangelo secondo Matteo, così radicato nell’ambiente giudaico, mette in evidenza che Gesù è il Salvatore destinato a tutta l’umanità e, quindi, la sua rivelazione è indirizzata a tutte le genti, ai pagani, nella cui discendenza anche noi siamo collocati.

Conosciamo bene il brano evangelico che narra questa manifestazione, da sempre presente nella tradizione cristiana quale testo capace di stupire e illuminare il cuore dei credenti di ogni tempo. Dall’oriente alcuni sapienti, i Magi, vengono a Gerusalemme, la città santa dei Giudei, in una sorta di pellegrinaggio (cf. Is 60,1-6). Essi non appartengono alla discendenza di Abramo, non conoscono il Dio vivente e vero, non sono circoncisi, non stanno cioè all’interno dell’alleanza che ha come suo segno questa incisione nella carne. Nel loro viaggio non è dunque la Parola di Dio a guidarli; eppure la loro ricerca di Dio, la loro lotta anti-idolatrica, il loro meditare e scrutare i segni della natura, concede ad essi la possibilità di una lettura visionaria, che li spinge a partire seguendo la sola luce di una stella…

Obbedienti alla consapevolezza nata dalla loro ricerca, i Magi salgono a Gerusalemme, pronti a interrogare la sapienza rivelata a Israele, nella speranza di vedere colmata la loro attesa. I sommi sacerdoti e gli scribi, depositari della missione di interpretare le profezie, rispondono infallibilmente, pur rimanendo nel buio, ciechi di fronte al compimento dell’evento messianico, turbati e accecati come il re Erode. E così ci ricordano che possiamo essere molto esperti nel custodire il tesoro delle Scritture sante, gelosi delle nostre certezze di fede, e al tempo stesso essere incapaci di riconoscere che Dio opera nel nostro oggi e ci «visita» costantemente, nei modi più imprevedibili… Ora, le Scritture testimoniano che il Re dei Giudei deve nascere a Betlemme (cf. Mi 5,1-3), e i Magi, ormai obbedienti anche alla rivelazione, giungono alla casa dove, una volta entrati, «vedono il bambino con Maria sua madre». Anche loro, come i pastori, contemplano una scena umanissima e povera: ma essa è rivelazione per i loro cuori attenti, è manifestazione che provoca la loro adorazione e l’offerta dei doni più preziosi.

Questa epifania, che attraverso i Magi raggiunge le genti pagane, ribadisce e non annulla la primogenitura di Israele, ma mette anche in evidenza che quel bambino è destinato come benedizione a tutta l’umanità, secondo la promessa un tempo fatta ad Abramo: «In te e nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti della terra» (Gen 28,14; cf. Gal 3,14). Sì, l’universalità della buona notizia è affermata già al momento della nascita di Gesù, e l’episodio dei Magi appare come una profezia che si compirà nella storia della chiesa, quando il Vangelo raggiungerà tutte le culture dei popoli. Tutte le culture e le tradizioni portano infatti in sé delle tracce, dei «semi» della Parola di Dio, come amavano dire i padri della chiesa. In esse sono presenti aliti di Spirito santo che hanno guidato gli uomini su cammini di lotta anti-idolatrica, tesi alla ricerca del senso; in esse è presente dall’eternità l’immagine di Dio che non può mai essere negata o annullata (cf. Gen 1,26-27): Gesù Cristo, «l’immagine del Dio invisibile» (Col 1,15)…

L’Epifania è la memoria che Gesù, il Messia, il Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, è destinato all’umanità e che questa sa riconoscerlo, fino a partecipare all’eredità di Abramo. Non dimentichiamolo dunque: «in Gesù Cristo non c’è più né giudeo né greco» (cf. Gal 3,28), ma tutti gli uomini della terra possono incontrarsi in lui, «Sapienza di Dio» (1Cor 1,24), fonte di gioia e di vita piena. Ma noi cristiani siamo capaci di testimoniare la salvezza definitiva portata da Dio in Gesù Cristo, mediante un comportamento di cordiale simpatia verso tutti?

Enzo Bianchi

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