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LE BEATITUDINI EVANGELICHE: Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli

16 maggio 2009

-INTRODUZIONE-

La “beatitudine” (o felicità)  è il fine della vita umana, è ciò che più profondamente desideriamo per noi  e per gli altri.

Parlando  delle beatitudini in Matteo, possiamo dire che:

– Sono la proposta di Dio vivere in comunione con Lui, di partecipare alla vita stessa   della Trinità. Le beatitudini non sono delle cose da fare, né dei frutti di ascesi o di sforzo solo nostro. Sono la  conseguenza dell’opera dello Spirito in noi. È lo Spirito che ci può rendere miti, pacifici, puri di cuore, misericordiosi…Il nostro sforzo è nell’accogliere l’azione dello Spirito in noi, di obbedire a Dio.

Quanto la persona accoglie e segue lo Spirito che elargisce i suoi doni (fortezza, scienza, sapienza, intelletto, consiglio, pietà, timor di Dio) tanto è capace di viverele  beatitudini.

– Le beatitudini sono la vita stessa di Cristo, Lui le ha vissute. Per questo, il nostro aderire ad esse ci inserisce nella vita di Cristo, ci unisce strettamente a Lui, ci uniforma a Lui.

–  Le beatitudini non sono categorie sociali.

Per esempio: cosa significa essere poveri? È il riconoscersi nella propria realtà di creature dinanzi a Dio aprendosi alla  relazione con Lui. Significa prima di tutto sapere chi siamo; riconoscere che Dio ci ha  chiamati alla vita e ci mantiene in vita.

Sono degli atteggiamenti interiori, disposizioni della persona ad aderire a Dio.

Persone che vivono la  povertà, la mitezza,  persone che patiscono afflizione non per condizione di vita ma per fedeltà a Dio e  all’uomo.

Il Signore vuole che realmente collaboriamo con lui, dove la Sua e la nostra azione si incontrano. Collaboriamo alla “costruzione” di noi stessi. Infatti ci troviamo ad essere ciò che facciamo. Quando per   fare si intende un   operare, un lavorio interiore, espresso anche attraverso atti concreti che ci fanno  crescere in quanto costruiamo, così, in noi  “un modo di essere”.

Il premio delle beatitudini è Dio stesso: è lui la sazietà della nostra fame, la terra, la misericordia, il  Regno…: è la beatitudine, la vera felicità.

 beatitudini-il discorso della montagna

-LE BEATITUDINI EVANGELICHE-

(Mt 5, 1-10)

1 Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli

Beato chi è umile, chi sente il suo nulla ma confida in Dio.

Beato chi sente la sua dipendenza completa da Dio.

Beato chi accetta il progetto di Dio su di lui.

2 Beati quelli chi sono nel pianto,  perché saranno consolati

Beato chi sa piangere sui propri errori.

Beato chi sa piangere con chi piange.

Beato chi paga, soffre e lotta contro le ingiustizie e per i mali del mondo.

3    Beati i miti, perché avranno in eredità la terra

Beato chi sceglie la mitezza, la benevolenza, la pazienza, l’umiltà.

Beato chi ha il cuore grande.

Beato chi rifiuta la violenza.

Beato chi sa perdonare.

4 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,  perché saranno saziati

Beati coloro che hanno la brama della santità, che aspirano all’autenti­cità evangelica, che scelgono il Vangelo senza accomodamenti né attenuazioni.

Beato chi desidera ardentemente ciò che Dio desidera.

5 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia

Beati quelli che si sforzano di essere un riflesso della bontà di Dio.

Beati quelli dal cuore grande e misericordioso verso i loro fratelli.

6 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio

Beati quelli che hanno il cuore sincero perché possono accostarsi a Dio.

Beato chi è autentico nei pensieri e nei fatti perché è accolto da Dio.

7 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio

Beati i costruttori di pace e di concordia perché hanno in loro qualcosa della bontà di Dio.

Beati i portatori di pace perché somigliano a Dio.

8 Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli

Beati quelli che san pagare per la loro fede.

Beato chi è fedele alla volontà di Dio ed è pronto anche a soffrire per essere fedele alla volontà di Dio.

-BEATI I POVERI IN SPIRITO,

PERCHE’ DI ESSI E’ IL REGNO DEI CIELI-

Signore, che io non accumuli tesori sulla terra, ma nel cielo (Mt 6, 19-20)

1. Gesù ha iniziato la predicazione del Regno annunciando le disposizioni spirituali necessarie per conseguirlo; la prima riguarda la povertà.

Il Signore, nella sinagoga di Cafarnao aveva già letto e applicato a sé la profezia di Isaia: « Lo Spirito del Signore è sopra di me… mi ha mandato ad annunciare ai poveri la buona novella » (Lc 4,18). Nell’Antico Testamento, i poveri non sempre erano circondati di stima e di simpatia, ma piuttosto tenuti in nessun conto, mentre le ricchezze erano stimate un segno della benedizione di Dio.

I poveri sui quali Dio si china con amore e che Gesù proclama beati, sono coloro che non solo accettano la loro condizione di diseredati, ma ne fanno un mezzo per avvicinarsi al Signore con umiltà e fiducia, attendendo unicamente da lui ogni loro bene. La Madonna appartiene alla loro schiera, anzi, come dice il Concilio, « essa primeggia fra gli umili e i poveri del Signore, i quali attendono con fiducia e ricevono da lui la salvezza » (LG 55). La semplice povertà materiale non costituisce quella disposizione interiore che Gesù vuol vedere nei suoi discepoli. Chi essendo povero, non finisce mai di lamentarsi, detesta il suo stato e forse cova odio e invidia verso i più abbienti, non è povero nello spirito. Il Signore vuole la povertà umile e contenta, come quella che S. Francesco ha scelto per sé e per i suoi figli.

2. I poveri che Gesù loda, non sono i fannulloni, gli inetti o i pigri, ma quelli che lavorando per migliorare in modo lecito la loro condizione, non sono però avidi di guadagno e di ricchezze al punto di riporre in esse il loro tesoro.  D’altra parte, quando Gesù, quasi capovolgendo le beatitudini, ha detto: «Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione» (Lc6,24), non ha condannato i beni materiali, ma il possesso e l’uso sregolati, ingiusti che fanno naufragare il cuore dell’uomo nell’unica ansia dei beni terreni.

Gesù chiede a tutti i suoi discepoli – abbiano poco o molto – di essere « poveri nello spirito » in modo che la preoccupazione per la penuria dei mezzi o l’attaccamento alle ricchezze non diventi mai un ostacolo alla ricerca di Dio, non ritardi l’amicizia con lui.

 Gesù chiede a tutti anche una povertà più alta che è distacco dai beni morali e perfino spirituali. Chi ha pretese circa la stima e la considerazione delle creature, chi è attaccato alla propria volontà, alle proprie idee o è troppo amante della propria indipendenza, chi cerca in Dio gusti e consolazioni spirituali, non è povero nello spirito, ma ricco possessore di se stesso. « Se vuoi essere perfetto – gli dice Giovanni della Croce – vendi la tua volontà…, vieni a Cristo nella mansuetudine ed umiltà e seguilo fino al Calvario e al sepolcro.» 

PREGHIERA: O Signore, fa’ che io comprenda quale grande pace e sicurezza ha il cuore che non desidera cosa alcuna di questo mondo. Infatti se il mio cuore brama di ottenere i beni terreni, non può essere né tranquillo né sicuro, perché o cerca di avere quello che non ha o di non perdere quello che possiede e mentre nell’avversità spera la prosperità, nella prosperità teme l’avversità; è sballottato qua e là dai flutti in continua alternativa. Ma se tu, o Dio, concedi alla mia anima di attaccarsi saldamente al desiderio della patria celeste, resterà assai meno scossa dai turbamenti delle cose temporali. Fa che di fronte a tutte le agitazioni esteriori essa si rifugi in questo suo desiderio come in un ritiro segretissimo, che vi si attacchi senza smuoversi, che trascenda tutte le cose mutevoli e nella tranquillità della sua pace si trovi nel mondo e fuori del mondo.

SAN GREGORIO MAGNO, Moralia

 

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