Posts Tagged ‘BEATITUDINI’

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I SANTI: testimoni delle beatitudini

27 luglio 2009

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I santi  prima di esser coloro che ascoltano le nostre preghiere e le portano a Dio e ancor prima di esser coloro che esaudiscono quello che chiediamo, i santi sono un aiuto a credere alla concretezza del Vangelo. Questo è il senso della loro santità e del fatto che li conosciamo e veneriamo. I santi in molti modi diversi ci dicono che quello che Gesù ha detto e fatto non è impossibile.

Ci sono pagine come questa delle beatitudini che se ci pensiamo bene sono molto sconcertanti. Come si fa a dire “beati i poveri” con la crisi economica che strozza le famiglie più povere (mentre i grandi industriali e politici che schiamazzano sono in realtà i più tranquilli)? Come si fa a dire “beati gli operatori di pace” in un contesto sociale e mondiale che va in direzione opposta alla pace? Come si può dire “beati i misericordiosi” quando la bontà e il perdono rendono perdenti, mentre vince solo chi è furbo e chi sa ingannare il prossimo?…

E la lista di pagine “impossibili” del Vangelo è interminabile e potremmo elencarle all’infinito.
Ecco, i santi ci dicono che tutto quello che è narrato nel Vangelo in realtà è possibile viverlo, e chi dice che in fondo è solo una favoletta per piccoli si sbaglia perché il Vangelo è un potente mezzo di rivoluzione per la nostra vita e l’intero genere umano.
I santi allora non sono da porre su un piedistallo alto e inarrivabile. Così infatti sotto sotto ammettiamo che “solo loro” hanno potuto fare quel che han fatto, mentre noi quaggiù nella vita concreta non siamo capaci.

I santi sono da porre al nostro livello e da loro riceviamo la “buona notizia” che il Vangelo è vivibile e più concreto di quel che pensiamo.
I santi anche se sono vissuti in tempi e luoghi lontani, rimangono come noi esseri umanissimi. Sarebbe bello quindi non avvicinare un santo ad un altare solo per chiedere una grazia, quasi fosse un semplice impiegato di qualche ufficio pubblico. Rischiamo così di avvicinare il santo o la santa solo perché sembrano essere i più svelti e competenti, ma poco importa di chi sono e che cosa hanno fatto. Il miglior modo di avvicinare un santo è quindi conoscerne la storia e vedere se il suo modo personalissimo di vivere il Vangelo stimola ed entusiasma anche la nostra vita. Solo così allora il santo diventerà davvero una via che ci porta a Dio e che ci fa sentire Dio vicino.

 

 

 PREGHIERA: 

Vergine Maria,

Madre di Dio e Mamma nostra dolcissima,

il nostro cuore non si stacca da quel luogo santo

dove sei apparsa alla giovane Bernadetta

per chiamare i tuoi figli alla conversione.

In quella goccia

di “paradiso rovesciato sulla terra”

mostri a noi, gementi e piangenti

in questa valle di lacrime, che Dio non si è stancato

di amarci e di offrirci il suo perdono.

Per questo, i nostri cuori

vogliono portarsi spiritualmente lì,

ai piedi di quella grotta dove ogni popolo

ti onora e ti invoca quale Madre e Regina.

Accogli, con il tuo Amore materno,

come solo tu puoi e sai fare,

le lacrime e le preghiere che i tuoi figli

lasciano ai tuoi piedi: presentale al tuo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo,

perché ogni uomo possa trovare in Lui

la salute del corpo e dello spirito

ed essere ricolmato del dono dell’Amore,

senza cui non è possibile vivere!

Dona a quanti visitano,

anche semplicemente con il cuore,

la Lourdes terrena, di pregustare in essa

la gioia della Gerusalemme del cielo.

Raccogli nel tuo abbraccio i ceri

che con semplicità ti vengono offerti,

segno delle innumerevoli preghiere

che a te si innalzano: alimenta tu

la fiamma smorta della nostra fede

con la tua materna intercessione

e fa’ che tutti possano avere il cuore pieno

di quell’Amore vero ed unico,

la cui sorgente è Dio!

Antonio Pinizzotto

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LE BEATITUDINI EVANGELICHE: Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli

23 luglio 2009

Beati i perseguitati per la giustizia...

1.  Molte volte Gesù ha predetto ai suoi discepoli che avrebbero dovuto condividere la sua sorte: « Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. – Un servo non è da più del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. – Anzi, viene l’ora che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere ossequio a Dio » (Gv 15, 18.20; 16,2).

Cristo non ha illuso i suoi discepoli, non ha promesso successi e trionfi, ma ha additato con chiarezza la stessa via battuta da lui: contraddizioni, odi, persecuzione, morte di croce. Chi si mette alla sequela di Cristo, se vuol essere nel vero, non può aspettarsi altro. Tuttavia ciò non vuol dire essere pessimisti, né scoraggiarsi o vivere nella tristezza, perché mentre Gesù preannuncia ai discepoli le persecuzioni, li proclama beati. « Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno, mentendo, ogni sorta di male contro di voi » (Mt 5,11). Anzi è questa l’unica beatitudine ripresa e sviluppata in più versetti quasi per persuadere i discepoli di quello che all’occhio umano è un vero controsenso: ritenersi beati quando si soffre.

Certo l’essere beati non consiste direttamente nella persecuzione, che è sempre reale sofferenza fisica e morale, ma nel fatto che questo patire è pegno di beatitudine eterna.

« Rallegratevi ed esultate – dice Gesù – , perché grande è la vostra ricompensa » (ivi 12).

Il Signore non chiede, al cristiano di chiamare gioia ciò che è dolore, non esige che diventi indifferente alle persecuzioni al punto di non soffrirne, ma gli chiede di ,credere, sulla sua parola infallibile, che quanto patisce per la causa di Dio, sarà certamente trasformato in gaudio di vita eterna. È la sovrabbondanza di questa fede che permette ai santi di gioire nelle persecuzioni sofferte per Cristo, ad imitazione degli Apostoli i quali se ne andavano « lieti di essere stati condannati all’oltraggio a motivo del nome di Gesù » (At 5, 41). 

 

2. Le persecuzioni « per la giustizia » sono quelle stesse sofferte, come soggiunge Gesù, «per causa mia ». La causa della giustizia, ossia della salvezza e della santificazione degli uomini, è la causa stessa di Cristo, la causa della sua incarnazione, passione e morte, la causa sostenuta dal suo insegnamento e dal suo esempio. Le persecuzioni di cui parla l’ottava beatitudine sono dunque quelle che il mondo prepara a chi abbraccia fino in fondo la causa di Cristo e del suo Vangelo seminando ovunque disinteresse, mitezza, misericordia, purezza, amore, pace. Se una simile condotta induce molti al bene, è inevitabile che susciti anche la reazione del male, dell’odio, dell’invidia, e mentre il bene si compie nel silenzio, il male reagisce con violenza tumultuosa, sicché in certi momenti le persecuzioni sembrano prendere il sopravvento. Il contrassegno degli autentici discepoli di Cristo: condividere la sorte del loro Maestro; ed è questo il motivo profondo della loro beatitudine: trovare nelle persecuzioni la garanzia di non aver sbagliato strada.

« Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi – ha detto Gesù -. Allo stesso modo, infatti, facevano i loro padri con i falsi profeti » (Lc 6,26). Le lodi, le approvazioni del mondo, i successi continui non sono mai il distintivo dell’autentica sequela di Cristo, ma piuttosto l’eredità dei falsi profeti. Chi si lascia attrarre dal plauso del mondo corre il rischio tremendo di deformare o sminuire il Vangelo per non incappare nell’impopolarità, e finisce così con lo schierarsi tra i falsi profeti.

 

PREGHIERA. O Gesù, non ti è bastato fare, di tutte… le fonti di pene, fonti di gioia celeste, di gioia eterna; ne hai fatto gioie, dolcezze, delizie anche per questa vita, abbracciandole tu stesso. Tu hai abbracciato povertà, fame, lacrime, persecuzione; tutto in una misura inaudita; cosicché dopo di te, chiunque piange, è povero, ha fame, è perseguitato, ti assomiglia, ti imita. E che cosa mai c’è di più dolce della rassomiglianza con chi si ama? Qual bisogno mai, per il cuore, è più imperioso di quello di imitare l’essere amato? Qualsiasi povertà, fame, lacrime, persecuzione è dunque diventata una cosa soave, un bene prezioso e prediletto per colui che ti ama, perché questi sono altrettanti elementi di rassomiglianza con te, altrettanti punti di unione con te, o Gesù… Quanto sei buono, o Medico divino, che hai trasformato, sino alla fine del mondo, i nostri mali in gioie e in sorgenti di vita eterna!

Charles de Foucauld (<–), Meditazioni sul Vangelo.

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LE BEATITUDINI EVANGELICHE: Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio

20 luglio 2009

Beati gli operatori di pace...

l. Il regno dei cieli è promesso ai misericordiosi come misericordia, ai puri di cuore come visione, ai pacifici come filiazione divina. L’uomo pacifico, fautore di pace, meriterà in modo speciale di essere riconosciuto quale figlio di colui che è « il Dio dell’amore e della pace » (2 Cr 13,11).

La storia della salvezza è la storia della pace fra Dio e gli uomini, pace offerta dal Padre all’umanità tramite il suo Figlio divino. Cristo è venuto nel mondo « per dirigere i nostri passi sulla via della pace» (Lc 1, 79), cosi l’ha previsto Zaccaria e cosi l’hanno annunziato gli angeli cantando alla sua nascita: « pace in terra agli uomini» (Lc 2, 14 ). Mandando i discepoli a predicare, Gesù ha voluto che fossero messaggeri di pace: « In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa! » (Lc 10,5); la vigilia della sua morte ha ‘lasciato ad essi, quale conforto e pegno di amore, la pace: « Vi lascio la pace, vi do la mia pace » (Gv 14, 27) e, risorto, si è presentato salutandoli: « Pace a voi! » (Gv 20,21 ).

Il cristiano è vero figlio di Dio nella misura in cui prolunga nel mondo la missione pacificatrice del suo Unigenito, Gesù benedetto fattosi egli stesso « nostra pace »

(Ef 2, 14 ). Ma per essere portatori di pace, bisogna anzitutto possederla in sé. Pace perfetta con Dio vivendo con amore filiale i suoi comandamenti, pacificando il cuore e i desideri personali nell’adesione amorosa al volere divino, in modo che non vi siano più dissensi tra la volontà dell’uomo e quella di Dio. Pace perfetta con i fratelli adempiendo il precetto di Cristo: « state in pace tra voi » (Mc 9,50), « amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati » (Gv 15, 12). Quella pace che Cristo dona ai credenti nel battesimo e continua a ridonare mediante gli altri sacramenti e in modo speciale per mezzo della penitenza, essi devono conservarla intatta non solo per la propria salvezza, ma perché, trasmettendola agli altri, diventi salvezza di tutti gli uomini e pacifichi tutto il mondo.

 

2. « La pace terrena, che nasce dall’amore del prossimo, è immagine ed effetto della pace di Cristo, che promana dal Padre. Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio,… ha ucciso nella sua carne l’odio e, dopo il trionfo della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini » (GS 78). Il Concilio Vaticano II ricorda così che non si può essere autentici « pacifici », ossia fautori di pace, senza sacrificio personale. Come Cristo si è immolato per riconciliare gli uomini col Padre, per distruggere l’odio, per donare ai credenti lo Spirito di amore, così il cristiano deve essere costruttore di pace pagando di persona. Il discepolo di Gesù non può aspettare che siano gli altri a fare la pace e tanto meno può esigere che la pace sia fatta a spese altrui, ma deve prenderne l’iniziativa spianando ai fratelli la strada, rinunciando in loro favore ai suoi interessi e anche ai suoi diritti personali quando questi ostacolano, urtano o intralciano quelli altrui. Chi di fronte ad un ambiente, ad una comunità o alla società in lotta, si chiude nel proprio guscio, lasciando che gli altri contendano tra loro e accontentandosi di sperare che qualcuno li metta finalmente in pace, non è pacifico, ma egoista. L’autentico pacifico non può godere pace se intorno a sé c’è guerra. Egli scende in lizza non tanto per rimproverare i contendenti o per predicare la pace, quanto per fare in pratica tutto quello che può dipendere da lui per promuovere la pace e non retrocede quando ciò esige il sacrificio personale. Del resto il cristiano autentico, che ha nel cuore e nel volto la pace di Dio, è di per sé un fautore di pace, il suo gesto, la sua parola hanno un’efficacia particolare per calmare gli animi, per sedare le contese, per comporre le liti. Oggi, in ogni ambiente, il mondo ha più che mai bisogno di questi pacifici figli di Dio, instancabili seminatori di pace. Fin d’ora essi sono beati, ma lo saranno, immensamente di più, quando il Padre celeste, riconoscendo in loro l’immagine del suo Unigenito, li chiamerà suoi figli e li accoglierà nel suo Regno.

 

PREGHIERA: O Dio, concedi a noi di essere pieni di comprensione vicendevole, imitando la tua compassione e la tua dolcezza, o Creatore nostro… Fa’ che aderiamo a coloro che con religiosità schietta conservano la pace, e non a coloro che solo per ipocrisia dicono di volerla… Noi fissiamo il nostro sguardo in te, Padre, Creatore di tutto l’universo, ammiriamo i tuoi magnifici, ricchi doni e i benefici della tua pace; fissiamo col pensiero e guardiamo con gli occhi dell’anima la longanimità del tuo volere; e riflettiamo quanto tu, in tutto il tuo creato, ti mostri clemente… A tutte le cose ordinasti, o grande artefice e sovrano dell’universo, di mantenersi in pace e in concordia. A tutti tu hai elargito i tuoi benefici, ma li hai elargiti soprattutto a noi, che abbiamo trovato il nostro rifugio nella tua misericordia, per opera di nostro Signore Gesù Cristo. A lui sia gloria e maestà per tutti i secoli dei secoli.

SAN CLEMENTE ROMANO (<—) Prima lettera ai Corinti

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LE BEATITUDINI EVANGELICHE: Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio

10 luglio 2009

Beati i puri di cuore...

l.  L’uomo che ama Dio è affamato di giustizia, di perfezione, di santità, ma è anche ansioso di contemplare Dio, di fissare in lui il suo sguardo. « Io ricerco il tuo volto, Signore. Non nascondermi i1 tuo volto » (Sal 27, 8-9 ). Ma Dio sfugge agli occhi dei mortali. La visione di Dio è riservata all’eternità e sarà il premio di coloro che in terra non avranno cessato di cercarlo con cuore puro, retto, sincero. Dio, purezza immacolata, non può essere visto che da cuori puri, da occhi limpidi, i soli capaci di riflettere la chiarezza divina.

Gesù nel Vangelo ha parlato della purezza del cuore e dell’occhio come indice della purezza interiore ed esteriore di tutto l’uomo. «Le cose che escono dalla bocca provengono dal cuore e sono quelle che rendono impuro l’uomo. Dal cuore infatti provengono pensieri cattivi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, bestemmie» (Mt 15, 18-19). Solo quando il cuore è purificato da ogni ombra di passione, di desiderio cattivo, egoistico, disordinato, tutte le azioni dell’uomo sono splendenti di purezza e la sua vita è trasparente, senza macchia. Allora anche l’occhio è puro. «La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è limpido tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è torbido tutto il tuo corpo sarà tenebroso» (Mt 6, 22-23). L’occhio limpido suppone il cuore puro. La purezza del cuore è la luce della vita, la luce che apre gli occhi dell’uomo sulle cose divine e lo dispone gradualmente alla visione di Dio e dei suoi misteri. L’occhio puro è la lucerna che addita al cristiano la via per giungere alla visione eterna e, nello stesso tempo, gliene fa intravedere fin da quaggiù gli splendori.

 

2. La visione di Dio «faccia a faccia» è il premio che i puri di cuore riceveranno nell’eternità; ma ad essi ne è riservato un anticipo anche in questa vita. Se a Mosè è stato negato di vedere il volto di Dio, gli è stato però permesso di percepirne la grandezza e la bontà infinita. «Farò passare davanti a te tutto il mio bene e proclamerò il mio nome… davanti a te» (Es 3,19). Un privilegio simile fu accordato ad Elia quando sul monte Horeb, in una brezza leggera, gli si rivelò la presenza di Dio e udì la sua voce

( l Re 19, 12-18). S. Paolo parlando di se stesso, narra di un uomo che «fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è possibile ad un uomo di proferire» (2 Cr 12, 4). La vita dei santi testimonia che, pur senza arrivare a comunicazioni così eccelse, Dio si compiace di rivelarsi in segreto a chi lo cerca in purezza di cuore. È il dono della contemplazione che Dio concede come vuole, quando vuole e a chi vuole.

Dio ha creato l’uomo per s: lo ha reso capace di amarlo, di conoscerlo, di contemplarlo nella fede in questa vita, per poi goderlo in eterno nella visione beatifica; ma l’uomo riempiendo il cuore e gli occhi di beni terreni si chiude alle comunicazioni intime di Dio e alle irradiazioni della sua luce. «Chi mi ama – ha detto Gesù – …io l’amerò e gli manifesterò me stesso» ( Gv 14,21 ); Se sono rari coloro ai quali Dio si manifesta è perché sono altrettanto rari coloro che, amando Dio al di sopra di tutte le cose, lo cercano con cuore assolutamente puro.

 

PREGHIERA: Che io impari a desiderarti, Signore; che lo impari a prepararmi per poterti vedere. Beati i puri di cuore perche ti vedranno.. E ti vedranno non perché sono poveri di spirito, né perché sono mansueti o piangenti o famelici e sitibondi della giustizia o misericordiosi, ma perché sono puri di cuore… Buona è l’umiltà per avere il regno dei cieli, buona la mansuetudine per possedere la terra, buono il pianto per essere consolati, buona la fame e la sete della giustizia per essere saziati, buona la misericordia per ottenere misericordia, ma,è la purezza del cuore che fa vedere te o Signore.

Io ti voglio vedere: è buona, è grande la cosa che voglio… Aiutami a purificare il mio cuore.. perché puro è ciò che io voglio vedere, e impuro è il mezzo con cui lo voglio vedere. Purificami Signore, con la tua grazia, purifica il mio cuore con i tuoi aiuti e i tuoi conforti. Aiutami a produrre per tuo mezzo e in unione con te, frutti abbondanti di opere buone, di misericordia, di benignità, di bontà. 

S. AGOSTINO (<–)

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